Curriculum vitae di Paolo Nardini

Paolo Nardini Nato a Roma nel 1957.
Laureato presso l’Università degli Studi di Perugia nel 1982 e specializzato in Pediatria nel 1987 presso l’Università La Sapienza di Roma.
Pediatra di famiglia a Roma, con attenzione costante a mantenere sempre aperti canali formativi e di comunicazione con i colleghi e con gli ospedali del territorio. Con lo spirito, il metodo, gli strumenti e gli amici ritrovati in ACP.
Corso sulle Metodologie della Formazione nel 2001, promosso da ACP a Motta di Livenza. Già membro del direttivo e poi presidente della Associazione locale ACP Roma NordOvest, in seguito fusa con ACP Lazio.
Consigliere ACP Lazio per tre mandati. Iscritto all’albo dei formatori e dei ricercatori ASL RME.
Ha partecipato a diverse iniziative di ricerca promosse da ACP Lazio, pubblicate su Medico e Bambino.
Ha partecipato allo studio RCT ENBe, promosso da IRCCS “Mario Negri” in collaborazione con ACP e CESAV.
Ha fatto parte del Comitato Etico dell’Ospedale Cristo Re di Roma.

Vaccinazioni: meglio se a farle è il pediatra di fiducia

 

Sul numero di aprile 2017 della rivista Medico e Bambino, Antonino Baio, pediatra veneziano, esprimeva una posizione contraria all’esecuzioni delle vaccinazioni nello studio del pediatra di famiglia.

Ecco un punto di vista differente.

 

Caro direttore,

mi dispiace, ma non posso concordare con quanto scrive sul numero di aprile 2017 di Medico e Bambino il dott. Baio, a proposito del ruolo del pediatra di famiglia (PdF) nelle vaccinazioni.

Fin da quando ho iniziato a lavorare come PdF ho sempre pensato che vaccinare i miei assistiti fosse un mio compito irrinunciabile.

Per molti anni mi sono offerto di farlo, senza compenso, utilizzando i vaccini che i genitori stessi compravano in farmacia. Poi, insieme alle colleghe del mio studio associato, abbiamo cominciato ad acquistare noi i vaccini, mettendoli poi a disposizione delle famiglie che ce ne rimborsavano il costo.

I genitori erano felici di affrontare la spesa pur di far vaccinare i loro figli dal loro pediatra di fiducia: riempivamo noi i “libretti vaccinali” che erano l’unico documento attestante la vaccinazione. Fra il 1/9/94 e il 31/8/95 io personalmente avevo praticato ai miei circa 820 assistiti 735 vaccinazioni: la copertura per l’antipertosse (ancora non compresa in un vaccino combinato) era del 96%, quella per l’antimorbillo del 98% (dati pubblicati sul n. 6/95 della Lettera Pediatrica, bollettino dell’ACP Lazio).

Nel 1998 alla direzione del Dipartimento Materno-Infantile (DMI) della nostra ASL venne chiamata Maria Edoarda Trillò, bravissima pediatra e dirigente lungimirante, che purtroppo ci ha lasciato qualche mese fa. Iniziò allora una vera e propria collaborazione fra noi e la ASL.

Il nostro studio, che assisteva circa 2500 bambini, si dotò dell’attrezzatura necessaria (kit di rianimazione, frigorifero con termometro e smaltimento dei rifiuti speciali: tutto qui, una spesa di qualche centinaio di migliaia di lire); la ASL ci forniva periodicamente i vaccini sulla base delle nostre previsioni; noi vaccinavamo, alla famiglia veniva consegnato il libretto vaccinale compilato, mentre alla ASL veniva restituita (in forma cartacea) un’informazione puntuale sulle vaccinazioni eseguite, da trascrivere nell’anagrafe vaccinale.

Il successo fu clamoroso: praticamente nessuno dei nostri pazienti sceglieva il centro vaccinale, tutti preferivano vaccinarsi da noi: le vaccinazioni venivano eseguite al termine dei bilanci di salute del 3°, 6°, 12°, 15°, 24° mese, 6° e 14° anno, prolungando di pochi minuti ciascuna di queste visite.

Nel primo anno somministrammo ai nostri pazienti più di 3000 vaccini in circa 1500 sedute vaccinali: sui 19 centri vaccinali attivi nella nostra ASL il nostro studio si collocava al 7° posto per numero di vaccini somministrati. Prendendo come indicatore la percentuale di bambini di due anni vaccinati contro il morbillo, su 164 che all’epoca frequentavano lo studio ne avevamo vaccinati 159 (97%).

Il risparmio di tempo di cui beneficiarono le famiglie, che non furono costrette ad accedere al centro vaccinale, fu stimato in circa 2300 ore. Non fu possibile stimare il risparmio per la ASL in termini economici, perché il nostro accordo con il DMI non prevedeva una retribuzione, ma se ogni seduta vaccinale fosse stata pagata dalla ASL 35.000 lire (tariffa corrisposta ai PdF piemontesi che vaccinavano i loro assistiti), il “centro vaccinale” attivo all’interno del nostro studio sarebbe costato poco più di 54 milioni di lire all’anno.

Questi dati furono pubblicati sulla Lettera Pediatrica n. 1/2000.

La collaborazione si interruppe, senza preavviso e improvvisamente, 4 anni più tardi, quando alla guida del DMI fu chiamato un altro dirigente. Non abbiamo mai saputo esattamente perché, ma abbiamo sempre sospettato che la “concorrenza” (i centri vaccinali) non ci avesse mai visto di buon occhio.

Grande fu il disappunto dei genitori: il sistema era efficiente, la tempistica quasi perfetta e le vaccinazioni venivano eseguite in maniera, per quanto possibile, indolore. Non ricordo reazioni terrorizzate da parte dei nostri piccoli pazienti.

Alcuni di loro sono oggi genitori, portano da noi i loro bambini e sono molto dispiaciuti di non poterli vaccinare con la stessa efficienza e comodità con cui ricordano di essere stati vaccinati loro stessi.

Quelle vaccinazioni erano per noi un’attività molto gratificante perché riempivano la nostra professione di concretezza, di “medicina”. Mentre oggi lo spazio che era occupato dal frigo dei vaccini è desolatamente invaso da campioni di integratori e prodotti cosmetici, e il tempo che impiegavamo per vaccinare… trascorre in chiacchiere.

Ho voluto raccontare questa storia perché credo che pochissimi la conoscano; io stesso, guardando al presente, stento a credere che tutto ciò sia davvero successo.

La nostra esperienza dimostra che la somministrazione delle vaccinazioni al termine dei bilanci di salute eseguiti dai PdF è fattibile, è efficace, è gradita dall’utenza, garantisce alti livelli di copertura vaccinale ed è economica. Resto convinto che sia il modo migliore per dar corso ai nuovi Piani Vaccinali e ai nuovi obblighi decretati dal Governo.

E allora, perché non si fa?

Forse perché ci sono strutture nelle ASL che si sentirebbero scavalcate e diventerebbero presto inutili.

Forse perché le modalità di organizzazione del lavoro e la divisione dei compiti nelle ASL si sono troppo sclerotizzate per adattarsi ai cambiamenti della realtà.

Forse perché la maggior parte dei PdF sono anziani, poco motivati e a loro agio più nel ruolo di chi “consiglia”, che in quello di chi fa.

Peccato!

 

Vincenzo Calia

Fotografa il cartellino

 

 

Avete notato quanto sono cambiati i libretti di dimissione dal nido? Sicuramente sono molto più ricchi di consigli e raccomandazioni ma anche di prescrizioni per indagini diagnostiche, che svolgono loro o chiedono a noi di prescrivere.
Non è sempre facile comprenderne il motivo e perché ci siano così tante differenze tra i punti nascita, in fondo i bambini sono sempre gli stessi e il loro destino sembrerebbe segnato da dove nascono. Rimane a volte il dubbio che tali ricerche servono più a chi le svolge piuttosto che ai bambini che le fanno.
Ma quanto sono diverse queste richieste e quanto sono valide?
Per rispondere a queste domande (e ai genitori che ce le pongono) come ACPLazio abbiamo deciso di compiere una revisione dei cartellini di dimissione di tutti i circa 40 punti nascita della Capitale, per meglio conoscere il fenomeno ed insieme ricercare quelle che secondo la letteratura e le più accreditate linee guida dovrebbero essere le cose da fare.
Roma è grande e fin ora abbiamo raccolto solo alcuni libretti.
Se te ne capita uno tra le mani nei prossimi giorni fanne una foto (coprendo il nome del bambino) e mandalo a paolonardini57@gmail.com.
Se poi sei interessato anche a partecipare alla revisione della letteratura (Journal Club) riguardo l’argomento ti terremo informato sul work in progress.

Andiamo per GRADE

 

Il 28 aprile sarà inaugurato a Roma il Centro “GRADE” della Regione Lazio, l’unico centro in Italia.

Il GRADE è un metodo per valutare e comunicare la qualità delle evidenze e la forza delle raccomandazioni, ed è oggi considerato il metodo standard per lo sviluppo delle linee guida.

È dunque un argomento interessante per aumentare la consapevolezza dell’appropriatezza dei comportamenti in Sanità e delle scelte di programmazione sanitaria.

Segnaliamo una relazione dell’epidemiologo Lorenzo Moja dal titolo: Le dispute scientifiche su farmaci e vaccini nell’era dell’EBM e del GRADE e una tavola rotonda a cui parteciperanno i rappresentanti di alcune Società Scientifiche, fra cui Laura Reali dell’Associazione Culturale Pediatri.

Una mattinata certamente interessante.

 

Anna Maria Falasconi

Referente ACP per la regione Lazio

Una lezione dalla Toscana

di Federico Marolla

Il 19 dicembre dello scorso anno la Regione Toscana ha emanato una delibera che vorremmo segnalarvi.

Questa delibera rinnova l’impegno della Regione per la promozione dell’allattamento materno, scelta fondamentale per la salute materno-infantile e dell’intera popolazione, e promuove il rispetto del Codice Internazionale per la commercializzazione dei sostituti del latte materno, a tutela delle mamme e delle famiglie dal marketing ingannevole.

Ma ribadisce anche una decisione che risale già al 2014: le Aziende Sanitarie della Toscana sono obbligate a verificare periodicamente il divieto di distribuire presso i presidi ospedalieri ed ambulatoriali, compresi gli ambulatori dei Pediatri di libera scelta, campioni gratuiti dei sostituti del latte materno, di altri derivati del latte, alimenti e bevande, inclusi alimenti complementari per biberon.

Sono vietate anche le donazioni e le promozioni di alimenti destinati ai neonati e ai lattanti.

Inoltre la Regione esclude il riconoscimento di crediti ECM ai professionisti ed agli operatori del Servizio Sanitario che partecipano ad eventi formativi organizzati con il contributo, a qualsiasi titolo, da parte delle Aziende che producono o commercializzano i prodotti sostituti del latte materno.

Quindi in Toscana niente più confezioni di latte in polvere sugli scaffali degli studi medici.

Disgraziati i pediatri toscani?

Amministratori troppo rigidi?

Tutto questo riguarda solo i pediatri toscani oppure anche noi?

Ciascuno la veda come vuole; il nostro scopo è solo invitarvi a riflettere sull’argomento.

A questo proposito vogliamo riportarvi parte dell’introduzione del codice di “Impegno di autoregolamentazione nei rapporti con l’industria” che l’ACP, unica società pediatrica italiana, ha approvato nel 2014.

“L’attività professionale del pediatra è pervasa dalle iniziative promozionali dell’industria, in particolare delle ditte che producono vaccini, farmaci e alimenti. È quindi necessario che il rapporto tra professionisti, associazioni mediche e industria venga impostato sulla base di principi di indipendenza e trasparenza, come è avvenuto o sta avvenendo in molti altri paesi ove cultura etica e deontologia professionale si sono venuti sviluppando di pari passo con lo sviluppo di una generale coscienza civile in tema di rapporti tra professionisti della salute, utenti e industria. In questa materia l’etica professionale è una parola chiave in quanto i rapporti con l’industria fanno aumentare i rischi di inquinamento del comportamento professionale e di trasgressione di norme, accordi e codici adottati in sede internazionale e nazionale”.

L’ACP non è isolata.

Nel 2004 Blumenthal su NEJM ha scritto: “Un conflitto di interesse può influenzare le decisioni di un medico senza che questi ne sia consapevole. Per esempio molti medici negano che i regali ricevuti possano influenzare le loro decisioni ma molti studi contraddicono questa tesi”.

Un recente lavoro pubblicato su BMJ (Fabbri A, Gregoraci G, Tedesco D et al. Conflict of interest between professional medical societies and industry: a cross-sectional study of Italian medical societies’ websites. BMJ Open 2016;6e01124. doi:10.1136/ bmjopen-2016-011124) ha rilevato che su 154 società scientifiche italiane solo il 4,6% possiede un codice etico specifico, il 45,6% possiede uno statuto che menziona il conflitto di interessi.

Solamente il 6,1% ha un bilancio societario trasparente. Rispetto alla sponsorizzazione industriale, il 29% delle società presenta sulla propria home page loghi di case farmaceutiche o di ditte di dispositivi medicali e il 67,7% delle società ha accettato sponsorizzazioni industriali in occasione dell’ultimo congresso analizzato.

Infine le società medico-scientifiche con un più alto numero di iscritti hanno un maggior rischio di sponsorizzazione industriale, avvalorando l’ipotesi secondo la quale esse sono più facilmente bersaglio da parte dell’industria per il loro alto potenziale prescrittivo.

Il rapporto con l’industria è un aspetto non secondario per il pediatra singolo come per le società scientifiche. Ma le società scientifiche sono fatte di soci, i quali soci hanno la libertà di condividere o meno i principi etici. E hanno anche la libertà di farsi sentire, criticare e infine scegliere se rimanerne all’interno.

Punture di zecca: che fare?

Rimuovere la zecca prima possibile per evitare che possa iniettare saliva infetta.

Per staccarla non usare nessuna sostanza.

Afferrare saldamente la zecca con una pinzetta per le sopracciglia, disinfettata in precedenza e posta il più possibile aderente alla cute.

Tirare la pinzetta verso l’alto, ruotando delicatamente e ripetutamente, evitando di schiacciare l’insetto.

Se la zecca si rompe e rimane qualcosa nella cute non ci sono rischi: verrà espulsa come tutti i corpi estranei.

Disinfettare la ferita.

Osservare la zona intorno alla puntura per un periodo massimo di 30 giorni, per rilevare l’eventuale comparsa di una chiazza rossastra.

Se la chiazza dovesse comparire visitare il bambino per una possibile infezione da borrelia o rickettsia: la diagnosi è clinica e la terapia antibiotica (amoxicillina).

È sconsigliata una terapia antibiotica durante la fase di osservazione: potrebbe mascherare i sintomi e ostacolare la diagnosi.

 

Fonte IRCCS materno infantile Burlo Garofolo (modificato)

Vaccinazioni: ecco le novità

 

Il 29 Marzo si è tenuta la prima riunione del nuovo Gruppo di Lavoro Regionale per le Strategie Vaccinali del Lazio, introdotta dal dr. Domenico Di Lallo Responsabile dell’ Area Prevenzione e Promozione della Salute, che ha posto all’ordine del giorno 5 punti critici.

1-     Dubbi applicativi o incertezze riguardo al Piano Nazionale Vaccini(PNV) e alla Circolare Applicativa/Esplicativa del Ministero;

2-     Problemi e tipologie organizzative dei servizi vaccinali, che dovrebbero essere più omogenei sul territorio regionale;

3-     Coinvolgimento dei Medici di Medicina Generale (MMG) e del Pediatri di Libera Scelta (PLS);

4-     Sistemi informatici per la gestione dei flussi informativi e sistemi gestionali ;

5-     Parere tecnico scientifico su alcuni vaccini (HPV  4 o 9valente, ecc.).

Sono venute quindi gli interventi dei partecipanti.

Sono intervenuto in rappresentanza dell’Associazione Culturale Pediatri ribadendo questi punti.

1 – È necessario un software gestionale unico per un’ unica anagrafe vaccinale regionale, che possa anche interfacciarsi con i gestionali dei PLS: senza questo strumento la collaborazione dei PLS diventa difficile e il loro intervento potrebbe portare problemi e confusione.

2 – Ci sono esperienze di somministrazione dei vaccini direttamente dai PLS nel loro studio in collaborazione con le ASL (RMC); analoghe esperienze sono state avviate in Toscana e in Lombardia. Nel Lazio c’è la disponibilità ed il favore di una consistente fascia di PLS di famiglia a collaborare: preferibilmente dal proprio studio, ma comunque con modalità da studiare caso per caso e ASL per ASL. Sicuramente se è il pediatra di fiducia l’interfaccia con l’utente il rifiuto o l’ hesitancy vaccinale si riduce.

3 – È indispensabile la formazione su questi temi, sia per i PLS che per gli operatori dei centri vaccinali.

La dott.ssa Aquilani della ASL di Viterbo ha riferito che a Viterbo i PLS avevano concluso un accordo locale con la ASL e vanno a vaccinare i loro pazienti presso i centri vaccinali, raggiungendo un’eccellente integrazione, ma poi, non essendo stati più assunti medici ed operatori per i servizi, il front-office con l’ utenza ha finito per reggersi solo sui PLS. Infine lo “tsunami” anti meningite ha mandato il sistema è andato in crisi. La sua richiesta è stata di non abbandonare i Centri Vaccinali, per i quali gli impegni derivanti dal nuovo PNV potrebbero diventare insostenibili senza nuove risorse: la presenza e la collaborazione dei PLS non deve essere una scusa per non potenziare i servizi.

La dottoressa Spadea, della società Italiana di Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, responsabile di uno dei centri della ASL RM1, ha insistito sulla necessità di determinare a fine seduta le vaccinazioni che dal giorno successivo sarebbero state erogate gratuitamente e attivamente nella Regione.

Il dott. Basile, che rappresentava la Società Italiana di Pediatria (SIP) ha citato l’esperienza di Latina, dove i PLS hanno collaborato alla somministrazione dei vaccini anti meningite tipo B con la ASL, effettuando le vaccinazioni presso i loro studi; ha inoltre comunicato che la SIP condurrà un’indagine Regione per Regione sul recepimento e l’implementazione del nuovo PNV.

La dott.ssa Scognamiglio dello Spallanzani ci ha parlato del Servizio regionale di sorveglianza e controllo per le malattie infettive (Seresmi) e sul sistema PREMAL per la sorveglianza della malattie infettive in Italia.

Il prof. Ippolito, anche lui dello Spallanzani, ha chiesto che la Regione richieda a tutti i responsabili dei Centri Vaccinali una dichiarazione di non conflitto di Interessi.

Il dott. Volpe, dell’Area Prevenzione della Regione, ha riferito dello stato di avanzamento di un contratto con la Regione Toscana per l’acquisizione del loro sistema software e gestionale dell’anagrafe regionale vaccinale e dell’elaborazione di un programma applicativo da integrare nei gestionali dei MMG e dei PLS che consenta l’accesso diretto all’Anagrafe Vaccinale Regionale.

La dott.ssa Ciofi, dell’Ospedale Bambino Gesù, ha puntato l’attenzione sulla copertura dei soggetti a rischio ed in particolare degli studenti e dei medici che frequentano gli ospedali, dei malati cronici e degli infermieri.

Concludendo il dott. Di Lallo ha proposto che si formino dei gruppi di lavoro, sottolineando in particolare l’importanza della formazione.

Costruire (o ricostruire) una città

ISDE -Società Internazionale dei Medici per l’Ambiente

con il patrocinio del Comune di Roma

Convegno scientifico

Costruire (o ricostruire ) una città: ad esempio Roma

L’8 aprile alle ore 9.30 nell’aula di Clinica Pediatrica Università La Sapienza di Roma Policlinico Umberto Primo, Via del Policlinico, si terrà un convegno scientifico dedicato alla analisi ed alle proposte in tema di qualità dell’ambiente urbano.

L’analisi della situazione attuale da parte degli specialisti dell’ISDE – Medici per l’Ambiente verrà posta a confronto con le proposte del Prof Edward Blakely, Californiano, Professore di Urban Policy, molto noto per aver diretto nel corso di due anni la riqualificazione di New Orleans dopo l’uragano Katrina.

Scienziato di livello mondiale che ha costruito negli anni un approccio alla strutturazione urbana basato sullo sviluppo di welfare di comunità e sulle conseguenze territoriali dell’esclusione sociale e delle diseguaglianze. Si auspica che dal confronto scaturiscano concrete proposte utili alla città che ospita il convegno.

Gentilmente il Prof Blakely parlerà in Italiano.

PROGRAMMA

SABATO 8 APRILE ORE 9.30

Moderatore: Roberto Ronchetti, Isde Roma

L’analisi dei Medici per l’Ambiente Le diseguaglianze nell’ambito cittadino: Valerio Gennaro, Isde Genova

La qualità dell’aria, regolamentare: Antonella Litta, Isde Viterbo

Le conseguenze del consumo di energia in città: Ugo Corrieri, ISDE Grosseto

Come smaltire, l’economia circolare: Carlo Romagnoli, Isde Umbria

Partecipazione di comunità urbane nel riuso e riciclo: Massimo Piras, Rifiutizero

Le proposte di uno Specialista Protezione civile

Modelli di gestione e coinvolgimento dei cittadini: Edward Blakely, Cattedra di “Urban Policy”- US Studies Centre presso l’Università di Sydney

Interventi Preordinati e Discussione Generale

Le piastrine

Piastrinopenia

< 150.000/mmc
< 20.000 nella Porpora Trombocitopenica Idiopatica
20.000-150.000 nella Piastrinopatia
< 100.000 nella Leucemia Linfatica Acuta

Volume piastrinico

Normale o aumentato nella Porpora Trombocitopenica Idiopatica
Aumentato o molto ridotto nelle piastrinopatie
Normale nella Leucemia Linfatica Acuta

Manifestazioni cutanee

(petecchie – ecchimosi : < 20.000)

Manifestazioni micose

(epistassi, ematuria, melena ecc. indice di gravità )

Trombocitosi (piastrinosi – trombocitemia)

Adulti: valore massimo 450.000/mmc
Bambini: valore massimo da 400.000 a 100.000.000/mmc
fonte AIEOP
Valori normali < 600.000 fino a 2 anni
In età pediatrica è quasi sempre reattiva
Escluso nella Kawasaki non ha bisogno di nessun trattamento