Una lezione dalla Toscana

di Federico Marolla

Il 19 dicembre dello scorso anno la Regione Toscana ha emanato una delibera che vorremmo segnalarvi.

Questa delibera rinnova l’impegno della Regione per la promozione dell’allattamento materno, scelta fondamentale per la salute materno-infantile e dell’intera popolazione, e promuove il rispetto del Codice Internazionale per la commercializzazione dei sostituti del latte materno, a tutela delle mamme e delle famiglie dal marketing ingannevole.

Ma ribadisce anche una decisione che risale già al 2014: le Aziende Sanitarie della Toscana sono obbligate a verificare periodicamente il divieto di distribuire presso i presidi ospedalieri ed ambulatoriali, compresi gli ambulatori dei Pediatri di libera scelta, campioni gratuiti dei sostituti del latte materno, di altri derivati del latte, alimenti e bevande, inclusi alimenti complementari per biberon.

Sono vietate anche le donazioni e le promozioni di alimenti destinati ai neonati e ai lattanti.

Inoltre la Regione esclude il riconoscimento di crediti ECM ai professionisti ed agli operatori del Servizio Sanitario che partecipano ad eventi formativi organizzati con il contributo, a qualsiasi titolo, da parte delle Aziende che producono o commercializzano i prodotti sostituti del latte materno.

Quindi in Toscana niente più confezioni di latte in polvere sugli scaffali degli studi medici.

Disgraziati i pediatri toscani?

Amministratori troppo rigidi?

Tutto questo riguarda solo i pediatri toscani oppure anche noi?

Ciascuno la veda come vuole; il nostro scopo è solo invitarvi a riflettere sull’argomento.

A questo proposito vogliamo riportarvi parte dell’introduzione del codice di “Impegno di autoregolamentazione nei rapporti con l’industria” che l’ACP, unica società pediatrica italiana, ha approvato nel 2014.

“L’attività professionale del pediatra è pervasa dalle iniziative promozionali dell’industria, in particolare delle ditte che producono vaccini, farmaci e alimenti. È quindi necessario che il rapporto tra professionisti, associazioni mediche e industria venga impostato sulla base di principi di indipendenza e trasparenza, come è avvenuto o sta avvenendo in molti altri paesi ove cultura etica e deontologia professionale si sono venuti sviluppando di pari passo con lo sviluppo di una generale coscienza civile in tema di rapporti tra professionisti della salute, utenti e industria. In questa materia l’etica professionale è una parola chiave in quanto i rapporti con l’industria fanno aumentare i rischi di inquinamento del comportamento professionale e di trasgressione di norme, accordi e codici adottati in sede internazionale e nazionale”.

L’ACP non è isolata.

Nel 2004 Blumenthal su NEJM ha scritto: “Un conflitto di interesse può influenzare le decisioni di un medico senza che questi ne sia consapevole. Per esempio molti medici negano che i regali ricevuti possano influenzare le loro decisioni ma molti studi contraddicono questa tesi”.

Un recente lavoro pubblicato su BMJ (Fabbri A, Gregoraci G, Tedesco D et al. Conflict of interest between professional medical societies and industry: a cross-sectional study of Italian medical societies’ websites. BMJ Open 2016;6e01124. doi:10.1136/ bmjopen-2016-011124) ha rilevato che su 154 società scientifiche italiane solo il 4,6% possiede un codice etico specifico, il 45,6% possiede uno statuto che menziona il conflitto di interessi.

Solamente il 6,1% ha un bilancio societario trasparente. Rispetto alla sponsorizzazione industriale, il 29% delle società presenta sulla propria home page loghi di case farmaceutiche o di ditte di dispositivi medicali e il 67,7% delle società ha accettato sponsorizzazioni industriali in occasione dell’ultimo congresso analizzato.

Infine le società medico-scientifiche con un più alto numero di iscritti hanno un maggior rischio di sponsorizzazione industriale, avvalorando l’ipotesi secondo la quale esse sono più facilmente bersaglio da parte dell’industria per il loro alto potenziale prescrittivo.

Il rapporto con l’industria è un aspetto non secondario per il pediatra singolo come per le società scientifiche. Ma le società scientifiche sono fatte di soci, i quali soci hanno la libertà di condividere o meno i principi etici. E hanno anche la libertà di farsi sentire, criticare e infine scegliere se rimanerne all’interno.

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